Comitato per la Liberazione di Radovan Karadzic

Il Comitato nasce con la consapevolezza di potere poco rispetto alla sovranità illegittima del tribunale mondialista de L'Aja. Nonostante ciò vogliamo far sentire la nostra voce, la voce di Radovan Karadzic, la voce degli uomini liberi. radovanlibero@libero.it
venerdì, 13 febbraio 2009

La liberazione di Seselj e il fallimento della giustizia dell'Aja
di Jonathan Levy - 13/02/2009

Fonte: etleboro.blogspot.com [scheda fonte]


La decisione del Tribunale Penale Internazionale dell'Aja (TPIY) di rinviare a tempo indeterminato il processo di Vojislav Seselj, ha senz'altro sollevato non pochi dubbi sulla gestione dei processi di crimini di guerra compiuti nella ex Jugoslavia. E' evidente che, all'indomani della festa dell'indipendenza in Kosovo, la liberazione di Seselj può creare un forte dissenso nei confronti della Comunità Internazionale, che dunque ora teme la riformazione di un fronte politico serbo più forte. Ci si aspettava infatti che la "ghigliottina" della giustizia della Comunità Internazionale avrebbe fatto cadere le teste di molti leader della Serbia di Slobodan Milosevic. Al contrario, è riscito solo a dimostrare di essere uno strumento politico nelle mani delle entità che hanno aggredito la Jugoslavia con un crudele intervento militare, dando all'opinione pubblica un'immagine di "giustizialismo". Il processo contro Slobodan Milosevic si è concluso con la sua morte, senza che la Procura sia riuscita a produrre delle prove evidenti delle sue accuse, tali da giustificare anche il suo arresto e il crollo della Federazione jugoslava.
A distanza di pochi anni, assistiamo ad un altro processo che va avanti per inerzia e senza reali risultati. Vojislav Seselj, leader del Partito Radicale serbo, viene oggi processato da l'Aja per crimini di guerra dopo che egli stesso si è volontariamento consegnato, proprio per dimostrare, non solo la propria innocenza, ma anche la verità sulla guerra contro Milosevic. Rinascita Balcanica ha così chiesto all'Avvocato Jonathan Levy, consulente esterno del team legale di difesa di Vojislav Seselj, di commentare la decisione della Corte di sospendere il processo. "Seselj dovrebbe essere rilasciato quest' anno, se vi è un po’ di giustizia a L'Aia. Ma ci dovrebbe essere un grido di esultanza per la sua liberazione . La comunità giuridica internazionale manca di questo rispetto", afferma l'Avvocato Levy.

Avvocato Levy, come membro del legal team presso il Tribunale Internazionale dell'Aja, come ha interpretato questa sospensione a tempo indeterminato del processo di Vojislav Seselj?


In primo luogo vorrei chiarire che pur essendo un membro del Trinunale Penale Internazionale a L'Aia, non ricopro una posizione ufficiale rispetto al TPIY. Tuttavia, ho attentamente seguito la linea di difesa di Seselj, e ho molta familiarità con il caso, anche se sono un esterno. Le risorse impiegate contro Seselj dal TPIY sono notevoli e la difesa di Seselj è stata condizionata e sotto finanziata. Seselj ha resistito ai tentativi volti a negargli il suo diritto di agire come proprio avvocato. Egli ha anche messo la propria vita in gioco con uno sciopero della fame che ha avuto buoni risultati. Seselj è un importante esempio per tutti gli avvocati e per i difensori dei diritti umani in tutto il mondo.
La sospensione è ancora un altro trucco messo in atto da una Procura fallita moralmente. Essi sanno bene che non hanno dimostrato le loro accuse. Ora ricorrono a dei trucchi. Il Giudice Antonetti sembra disgustato dalla Procura, ma gli altri due giudici hanno deciso di sostenerla. Antonetti ha dimostrato un punto di vista molto forte che conferma il mio punto di vista, che la sospensione è un abuso e ora più che mai il caso dovrebbe essere semplicemente chiuso e Sesej messo in libertà.

Dopo la diffusione della notizia, i mass media hanno pubblicato molte indiscrezioni, secondo cui "Seselj ha negoziato la sospensione del processo con il ritiro dalla vita politica". Che cosa pensa di queste informazioni?
I media sono irresponsabili a riportare dei rumors che non possono essere verificati. Se ci fossero stati dei negoziati, sarebbero segreti, come possono conoscerli i media?

In diverse occasioni, abbiamo affermato che il Tribunale non ha prove consistenti contro Seselj. Secondo Lei, questa decisione dimostra che il Tribunale dell'Aja non è un’istituzione credibile?
Il Tribunale Penale dell’Aja ha apportato un grande danno al diritto internazionale. Non è un Tribunale che persegue crimini di guerra, ma un tribunale che segue un programma politico anti-serbo. Infatti, non ha affatto prodotto delle prove. Qualcuno potrebbe pensare che gli elementi di prova nei confronti di un imputato accusato di omicidio di massa o di genocidio siano schiaccianti. Invece i soli testimoni contro Seselj sono informatori e individui che sono stati corrotti o minacciati dall'ICTY. Il veri colpevoli di genocidio sono quelli che hanno finanziato la distruzione o il caos nella ex Jugoslavia. La loro identità è ben nota, ma non sono sotto processo. Perché? Perché non viene perseguito il Vaticano, i Cavalieri di Malta, i tedeschi, ecc, chi ha finanziato Tudjman e i croati?

Secondo Lei, Seselj sarà liberato alla fine?
Seselj dovrebbe essere rilasciato quest' anno, se vi è un po’ di giustizia a L'Aia. Ma ci dovrebbe essere un grido di esultanza per la sua liberazione . La comunità giuridica internazionale manca di questo rispetto.
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mercoledì, 21 gennaio 2009

La questione serba e

la crisi del Kosovo

Stefano Vernole

pp. 192 -€ 18,00

NOCTUA







Malgrado la presenza di un esercito internazionale d’interposizione, il cosiddetto UCK ha provveduto ad espellere dal Kosovo e Metohija quasi tutte le minoranze non albanesi (circa il 20% degli attuali abitanti), cioè 240.000 persone, di nazionalità serba, montenegrina, turca, rom, ebraica, egiziana, gorana (cioè slava-islamizzata), croata e albanese (alcuni appartenenti a quest’ultima comunità sono stati infatti considerati "collaborazionisti" di Belgrado e, stando ai dati forniti dal portavoce della KFOR Ole Irgens, delle 130 persone rapite nei soli primi cinque mesi di amministrazione internazionale, almeno 40 risulterebbero albanesi).
Di costoro, solo poche centinaia di serbi sono finora riusciti a rientrare, sostenuti dal forte attaccamento che da sempre li lega alla loro terra, ma nel sud del Kosmet sono costretti a vivere in piccole enclavi costantemente sotto assedio.
La situazione di maggiore tensione è però quella della città di Kosovska Mitrovica, al Nord, dove la comunità serba è più numerosa e il contingente francese che presidia il ponte sul fiume Ibar la separa dalla maggioranza albanese.
Al dramma umanitario dei profughi, bisogna aggiungere la distruzione di circa 150 chiese e siti religiosi ortodossi, un danno profondo non solo per la cultura serba ma per tutta la cristianità medioevale.
Sotto la spinta della parte occidentale della Comunità internazionale, cioè gran parte dell’Unione Europea più gli Stati Uniti, il governo albanese di Pristina ha proclamato unilateralmente il 17 febbraio 2008 la sua indipendenza dal resto della Serbia.
Questo processo di secessione trova però enormi difficoltà ad essere legittimato dalle Nazioni Unite, dove il veto russo-cinese blocca l’ingresso del nuovo Stato kosovaro in tutte le organizzazioni diplomatiche multilaterali, per cui i riconoscimenti avvengono solo su iniziativa delle singole nazioni.
Rimangono, inoltre, ancora sul tavolo tutti i pericoli derivanti da un possibile "effetto domino" che la dichiarazione del 17 febbraio rischia d’innescare, non solo nella penisola balcanica ma anche nel resto d’Europa. [dal testo]
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sabato, 03 gennaio 2009

L'articolo che segue e' stato pubblicato sulla Pravda del 27 dicembre 2008

 
Serbia vergognati!

IL NEMICO  
Madeleine Albright offre le sue prestazioni alla nuova amministrazione americana. Con William Cohen, Segretario alla Difesa sotto Clinton, ha elaborato una strategia per gli "interventi umanitari": bombardiamo in ogni parte del mondo per impedire genocidi e crimini di massa. Et voilà! Terreno di sperimentazione per ogni operazione “umanitaria imperialista” sarebbero le esperienze fatte nei bombardamenti contro  la Repubblica  Federale  di Jugoslavia nel 1999, bombardamenti che  la Albright  definisce “la guerra mia e di Bill”. Vecchia strega! Per non rimanere da sola all’inferno, vuole tirare qualcun altro laggiù con se. Spero che abbia Bin Laden sulla lista. Ma anche Cohen, perchè è stata sua la menzogna per cui “mancano al conto” 100.000 albanesi "probabilmente uccisi”. E' stata questa l’affermazione che ha fatto muovere l’ago della bilancia nel decidere se attaccare o meno  la Jugoslavia.  Poteva  dire anche "un milione"... le 28 poltrone d’Europa avrebbero approvato comunque!
Rivivono i tragici anniversari serbi: Gorazdevac, Staro Gracko, Livadica, Obilic - luoghi nei quali sono stati massacrati senza pietà i lavoratori nei campi, i bambini mentre facevano il bagno nel fiume, i sonnolenti viaggiatori dei pullman, i giovani sulla terrazza del bar-caffé. I loro carnefici sono ora esaltati nel Kosovo-Metohija come eroi! Questa è la strategia dei balisti (dal nome delle formazioni pan-albanesi collaborazioniste del nazifascismo, ndt): evitare lo scontro con gli avversari armati, ed attaccare piuttosto bambini, donne, vecchi e preti, rimanendo nascosti. Questi crimini non sono stati risolti dall’UNMIK, e non ci proverà nemmeno l’EULEX! Questo sarebbe lavoro per la nostra BIA (Agenzia informativa per la sicurezza, ndt) e per i “Kobra”, delle cui esercitazioni ne abbiamo fin sopra i capelli. Dimostrate voi ai balisti quello di cui siete capaci! Il serbo, nella sua storia, non ha mai sparato contro i deboli, contro i bambini. Hanno fatto eccezione Ljotic, Nedic, e Draza (Mihajlovic - sono i nomi di tre personaggi che, in momenti diversi della II Guerra mondiale, promossero alleanze con l'occupante nazista in funzione antipartigiana, ndt). Essi sono la vergogna serba e il popolo serbo stesso li ha condannati come criminali.
LA "QUINTA  COLONNA"  
Dopo che hanno fatto entrare il cavallo di Troia (EULEX) nel Kosovo-Metohija, i nostri leader possono dedicarsi alla loro principale attività: viaggiare per l’Europa assicurandosi il posto di lavoro - il loro, naturalmente. I lavoratori non hanno di che preoccuparsi. La maggioranza di essi lo hanno già perso, il lavoro.  Con la loro politica disfattista, il Presidente, il Governo, il Ministero della Difesa e lo Stato Maggiore stanno demoralizzando non soltanto il popolo serbo nel Kosovo-Metohija, ma anche quella piccola parte di albanesi che vogliono continuare a vivere insieme ai loro vicini serbi. Come ai tempi di Tito.
LE NOSTRE FORZE
Se certa teppa albanese può con trattori e motoseghe attraversare illegalmente la linea amministrativa con il Kosovo-Metohija, tagliare i boschi e rubare il legname, questo non sarà un problema nemmeno per i tagliagole dell’ANA (organizzazione terrorista pan-albanese, ndt) con i loro fuoristrada. E si sa che cosa sono capaci di tagliare, loro (per capire a che cosa si riferisce l'autore si veda: http://www.cnj. it/documentazion e/ORRORI/ orrore8.htm - ndt).
Invece la nostra polizia e gendarmeria, per non parlare della BIA, della VBA (Agenzia militare difesa, ndt) e della VOA (Agenzia dei servizi segreti militari, ndt), abituate come sono al comfort cittadino e alle calde automobili, non vanno a ficcarsi in certi covi quali sono oggi il Kosovo-Metohija e il sud della Serbia, dove si spara e si combatte a piedi. Lo stesso vale per il Sangiaccato. Qui ”OZNA treba sve da dozna” (vecchio gioco di parole: "i servizi segreti devono informarsi su tutto", ndt), e “UDBA zlikovcu sudba" (altro gioco di parole sui servizi segreti "condanna dei malfattori") . Bei tempi!...
Sarebbe ora di finirla con le chiacchiere, Ivica (Dacic, Ministro degli Interni, ndt)! Tutti sanno che sei un buon oratore: vestiti da coraggioso, metti gli scarponi e vai dritto a Merdari (in Kosovo, ndt)! Voglio proprio vedere come funzioni sul terreno - tu, che sei figlio di un partigiano.
In Kosovo-Metohija nel 2008 sono tornati soltanto 286 serbi. Serbia, vergognati! Questo perchè, invece di guardare al Kosovo-Metohija, ti sei incantata a guardare l’Europa. Non vedi che così dimostri di essere misera! Senza Kosovo-Metohija sarai ancor più miserabile!
Se non ci fossero quei pochi serbi in Kosovo-Metohija potremmo ritenerci un popolo di smidollati. Speriamo che questi eroi ti rinsaviscano, a te e a noi.
GLI ALLEATI
Essi sono una luce nel nostro odierno buio. Non credo che gli USA, tramite Dinkic e compagnia, riusciranno a rompere la nostra alleanza con  la Federazione  russa.
LA DECISIONE
Seguiamo  l’esempio dei serbi del Kosovo-Metohija, di Artemije, del movimento serbo 1389, degli studenti della Facoltà di giurisprudenza e di numerose altre organizzazioni e individui, per i quali la questione del Kosovo-Metohija è prioritaria per il paese. Tutti costoro danno un grande contributo per la salvaguardia della nostra terra di Kosovo e Metohija.
 
Stevan Mirkovic, generale in pensione
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lunedì, 08 dicembre 2008

ALLE REDAZIONI DEI MASS MEDIA ED AI COLLEGHI GIORNALISTI
 
PRESS RELEASE: "GEOPOLITIKA" EDITOR'S CAR TAMPERED

SABOTAGGIO DELLA MACCHINA DEL DIRETTORE DEL MENSILE “GEOPOLITIKA” DI BELGRADO
Durante un controllo della macchina “Ford Escort” di proprietà di Slobodan Eric, il direttore del mensile “Geopolitika” di Belgrado, è stato accertato che qualcuno aveva allentato il dado del mozzo della ruota anteriore sinistra.
Il meccanico ha trovato le tracce chiarissime della chiave usata per lo smontaggio. Tali tracce non sono state trovate sulle altre ruote. Del resto, la macchina era nuova e non aveva subito interventi meccanici precedenti. Le indagini della polizia serba sono in corso.
Dott. Slobodan Eric non ha nemici personali e perciò si può pensare che li sabotaggio è connesso con la politica redazionale del suo mensile basata sull’articolazione e sulla difesa degli interessi serbi nazionali e quelli statali.
Dott. Srdja Trifkovic
Cari colleghi giornalisti,
Il mensile “Geopolitika” di Belgrado ha una tiratura di più di 10.000 copie (per il piccolo spazio mediatico serbo à una grande tiratura) ed è completamente indipendente sia dal governo serbo sia da qualsiasi “donatore” straniero. Vive con il ricavato dalle vendite e con la pubblicità. Il sabotaggio che aveva per lo scopo l’uccisione del giovane direttore Slobodan Eric può avere i suoi ideatori negli ambiti di certi partiti del governo serbo o nel seno di quelli ambienti all’estero ai quali non piace il contenuto del mensile.
Ricordo che nell’ambiente serbo-montenegrino oggi c’è la dittatura mediatica superiore a quella dei tempi comunisti quando comunque non uccidevano i giornalisti. Negli ultimi anni sono stati uccisi molti giornalisti: Dusko Jovanovic, il direttore del quotidiano DAN di Podgorica, Slavko Curuvija, il direttore del quotidiano “Dnevni telegraf” di Belgrado, Milan Pantic, corrispondente del quotidiano “Vecernje novosti” della città di Jagodina. L’uccisione di Ivo Pukanic, direttore del settimanale “Nacional” di Zagabria, anche se croato, è stato ucciso, secondo le indagini della polizia finora svolte, dalla mafia montenegrino-serbo-croata. Queste mafie collaborano perfettamente per differenza da quello che fanno i governi dei relativi paesi. Nessuna di queste uccisioni politiche dei giornalisti non ha ancora avuto il suo epilogo giudiziario definitivo.
Le minacce ai giornalisti fatte per telefono o in altri modi, compreso il sottoscritto, i processi contro i giornalisti (per esempio il quotidiano DAN di Podgorica è stato processato ben 16 volte negli ultimi anni) rappresentano una pressione costante contro la parola libera e contro i mass media in Serbia e nel Montenegro.
Pertanto, sono stato interpellato dal mensile “Geopolitica” a chiedere ai giornalisti italiani di mia conoscenza di reagire e di pubblicare la notizia relativa al sig. Slobodan Eric. Vi prego di inviare i vostri eventuali interventi anche direttamente all’indirizzo elettronico geopolitika@sbb.co.yu e anche a quello mio: draganmraovic@yahoo.com.
Ringrazio della vostra eventuale collaborazione,
 
Dragan Mraovic, giornalista, scrittore e traduttore serbo
October 22, 2008 - A routine service check of the Ford Escort owned by Slobodan Eric, Editor-in-Chief of the Belgrade monthly "Geopolitika" http://www.geopolitika.org.yu , revealed an attempted sabotage by person(s) unknown on the vehicle's front left wheel. The police is investigating. Since Mr. Eric has no known personal enemies, it is assumed that the attempted sabotage is prompted by the magazine's editorial concept which is based on the defense of national and state interests.
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mercoledì, 03 dicembre 2008

Was this a war?

Written by Dr. Radovan Karadzich, first and war-time President of Bosnian Serb Republic, in the city of Pale, war-time capital of Bosnian Serb Republic

Warrior is coming back to his land, to his village, to his home. A Cavalier. Primordial image. In respite from war, he is coming back to those whom he left behind, with whom he movingly parted when he went to fulfil his knighthood call, because somewhere, in some capitals, politics became insufficient, so it was decided to “resume this policy with other means”, as Clausewitz would say. For this “resumption of policy with other means”, his military craft was needed. He farewelled with his closest, and longest he farewelled with his children and his wife, and he went to war.

Now, he is coming back, to respite and to see his closest. And what does he see?

Village is defaced and can no longer be recognized. Between aflamed houses there are unburried corpses which are so mutilated by their murderers, that even the closest ones can’t recognize them. Murdered, mutilated and scattered are also all domestic animals, whom their killer equaled with killed children. There are lying oxes, swines, lambs, cat and house dog. All killed, mutilated and burnt.

Birds in branches – some killed, some aghast. Even them don’t recognize landscape. Orchard is also torn, on which birds alighted. Eaves are gone. Housewife don’t come out to feed the cattle and birds, God’s creatures that are loved by all and that are fed by all, together with domestic animals. Church is gone. Only ruins are left, on which green letters and signs are written, unknown to natives, unknown even to their murderer. Weird signs, that should be God’s messages. But, warrior knows: where God passes by, He doesn’t leave traces like this nor does He underwrite like this. Warrior can’t be persuaded by no one that there are different gods and their warriors, and that some warriors of different god passed through his village and his life, and left havoc and their signatures.

Warrior knows very well who passed through his village. He knows that for several centuries. He recognize handicraft and handwriting. For him, this is not “resumption of policy with other means”. Clausewitz doesn’t know wars like this and warriors like this. Whole world doesn’t know, or doesn’t want to know, although something similar happened or is happening in that same world.

Only our warrior knows. He knows that yet again, for a hundred time, in who knows what war in a row between “us” and “them”, his family, house, present and past are defaced, and that there IS nothing left. No house in which he is born, no mother who gave him birth. No brothers, sisters, their children... No wife of his and their children. Ask Strahinja Zhivak, who lost both sons and who’s family name defined that he need to survive and to testify.

Our warrior doesn’t have time nor possibility to ask himself whether it could, or whether it can be different. That can be done by others, who live some other and different life. By others who can allow themselves not to belong to their folk, not to be Serbs, to be, if they wish, nothing at all. He is not nothing. Even if he wanted it, he couldn’t be that. His neighbour, killer and slaughter, who is looking behind his back for centuries, wouldn’t let him, between false words, which they exchange for centuries, and which like false coin worth nothing, but are in use and have some function (Andrich).

In order to avoid this what is happening to him for centuries, our warrior must literaly go into inner removal, which constitute half of Serbish Folk history. If he want to become whoever, nobody or everybody, to stop being a Serb, he must go somewhere outside, where it can be done. Here, that can’t be done. Here, there is destiny and it always existed. Those who wanted and could change destiny and avoid it – did it for centuries, and now aren’t amongst persecuted but amongs persecuters. Our warrior haven’t done it. He live his destiny. He live it without regret. Clausevitz doesn’t know this story. This story isn’t historical. It is biblical.

Our warrior, who is known in the world by the name of “Bosnian Serb”, always suffered as much as man could. There is no more perseverant folk beneath heaven than this folk, called “Bosnian Serbs”. All his spiritual treasures for centuries he kept locked in his chest, without manifesting them even when being alone with himself. He made himself look like untrained and ignorant, but in essence – he was noble and cavalier. He hid his Serbish essence, so that he can keep it. But, he wasn’t able to trick his murdering neighbour. In every war, murderer torn his chest apart in search for this hidden, Serbish essence. And he annihilated everything Serbish, up to birds on branches, in order to exterminate and eradicate, just like king Herod did.

Our warrior understands everything: his destiny and his murderer, and clamor with which “from every side” (Njegosh) is shouted upon him. And he knows that yet again he must recreate his village, his house, his family. He must stand and suffer as much as he can, and to persist when further suffering is insufferable. And then, he will accept his destiny, withour regret and without acrimony. Never leaving faith in God.

Because of that, I deeply bow to only folk, Christ-like martyr, Serbish Folk in Bosnia, who “ordinarily receive blows” of destiny (Sladoje), and for who’s chivalry some other lore is needed, and some other Clausevitz. For now, he is understood only by God Himself.

That is why I ask myself: was this a war? War have it’s being, it’s causes, goals, outbreak and finish, it’s Clausevitz. This wasn’t that known type of war. Here, cause of war was a bare existence of one folk. Will, as long as that folk exist, his bare existence be valid and plain casus belli?

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mercoledì, 03 dicembre 2008

SOLIDARIETÀ alle enclave SERBE del KOSOVO

A distanza di nove anni dall’intervento umanitario dell’Onu, il cui fine era la pacificazione dell’antica terra serba di Kossovo e Metohija garantendo un’esistenza pacifica per la popolazione serba e l’autonomia politica per la minoranza albanese, i fatti si sono evoluti diversamente.

I guerriglieri dell’UCK - signori della guerra - si sono lasciati dietro una pesante fardello: antichi monasteri e chiese rase al suolo, cimiteri distrutti e profanati, villaggi bruciati, donne violate e bambini assassinati. A tale genocidio è seguito un esodo della popolazione serba, sfollata e costretta a sopravvivere, aspettando una giustizia che è sempre più un miraggio.

Siamo testimoni impotenti dinanzi a una pulizia etnica avallata dalla comunità internazionale tramite un silenzio complice. La popolazione serba rimasta in Kossovo testimonia la volontà di non arrendersi dopo un millennio di partecipazione alla storia e alla cultura dell'Europa, vivendo in situazione di costante pericolo e in condizioni di precarietà.

Donne e bambini costretti in villaggi come fossero in oasi protette, circondati da popolazioni ostili e sotto il rischio costante di aggressioni, che risulterebbero fatali, a cui si oppone di fatto spesso solo qualche sparuto presidio dell’Onu.

Solidarité Kosovo è un’organizzazione non governativa nata in Francia, che si prodiga al loro sostegno, raccogliendo fondi e materiale che porta direttamente in loco organizzando apposite missioni umanitarie (l’attività svolta è visibile al sito
www.solidarite-kosovo.com).

L’associazione ha recentemente dato vita alla sua filiale italiana che promuove una campagna di raccolta in previsione della prossima missione umanitaria nel dicembre 2008.

L’obbiettivo è raccogliere giocattoli e vestiario per i bambini (0 -15 anni) e incentivare i versamenti in denaro da effettuarsi direttamente sul conto indicato nel sito stesso (alla pagina ‘aider’ ). Un dono, un piccolo atto di solidarietà, che può infondere grande gioia nei bimbi che lo ricevono, facendoli sentire meno soli, ma anche un incoraggiamento ai genitori a farli crescere nelle terre dei loro avi, secondo le proprie usanze.

Aiutarli non è solo un dovere morale o un obbligo verso il sofferente, ma un pegno per future generazioni europee, per dire che ancora ci siamo e ci saremo, nonostante i soprusi, a prescindere dalla violenza.

Aiutaci ad aiutarli!


e-mail solidaritekosovoitalia@yahoo.com
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martedì, 02 dicembre 2008

La Repubblica.it | 24ore - BOSNIA: SOLDATI NATO A CASA PERQUISISCONO CASA KARADZIC


I soldati della Nato hanno perquisito l'abitazione di Radovan Karadizc a Pale,
nella Repubblica Srpska, in cerca di eventuali prove del legame tra la famiglia
dell'ex leader serbo-bosniaco e Ratko Mladic. "Abbiamo motivo di ritenere che
la famiglia di Karadzic sia legata alle rete di persone coinvolte nella
latitanza del generale" ricercato dal Tribunale dell'Onu con sede all'Aja con
l'accusa di crimini di guerra, ha spiegato il portavoce Nato a Sarajevo, Dereck
Chapell. "Anche se Karadzic e' all'Aja, la rete dei suoi aiutanti non puo'
essere sparita dalla sera alla mattina", ha aggiunto. Secondo la figlia di
Karadzic, Sonja, "l'operazione si inserisce nel quadro delle continue pressioni
sulla nostra famiglia e sulla Repubblica Srpska, basate sulla supposizione che
i due latitanti ricercati dal Tribunale, Mladic e Goran Hadzic, si trovino in
questa zona". Sonja ha aggiunto che i militari, di nazionalita' statunitense e
italiana, hanno perquisito l'abitazione dalle 3 alle 6.30, sostenendo di avere
un mandato dell'ufficio di Sarajevo e non del Tribunale dell'Aja: "hanno
interrogato me, mia madre e mio fratello senza prelevare nulla dalla casa", ha
concluso.

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lunedì, 24 novembre 2008

Studio Avvocato Enzo Lepre
Corso Venezia, 12 – 20122 Milano – tel. 02.76013175



RACCOMANDATA RR

Al Direttore di Osservatorio Balcani
LUCA RASTELLO
Piazza S. Marco, 7
38068 Rovereto (TN)

 

Milano, 21 novembre 2008


Egregio Direttore,
prendo atto della sua lettera del 21 ottobre u.s. con le scuse della sua testata. Accetto che pubblichiate la mia lettera, la vostra risposta e la mia replica.
Apprezzo la vostra politica di favorire il dibattito aperto, quando questo, però, rimane nell’ambito dello scambio di opinioni e non si trasforma in un’aggressione personale, fantasiosa. Questa è una forma di reazione primitiva di fronte a tesi non conformi a quelle imposte ma pur sempre realistiche, parlo del Dossier Srebrenica da me tradotto. 
Ho letto Gente di Srebrenica di Azra Nuhefendić, da voi inviatomi. Questo articolo ha apparentemente scatenato la polemica e il commento punitivo nei miei confronti. Mi sento quindi autorizzata a commentarlo.
L’articolo, ovviamente soggettivo, ha un tono simile a quello che impiegherebbe un bosniaco serbo o un bosniaco croato. E’ triste che tredici anni dopo la fine della guerra civile in Bosnia gli animi siano ancora pieni di rancore e rabbia verso l’altro, quando in realtà sono stati tutti pedine di una politica imposta da fuori. 
Rilevo alcuni punti dell’articolo. Quando l’autrice parla del comandante Nenad, che ha abbandonato i Serbi di Ilijaš e si è comportato da profittatore di guerra, – curioso, è la stessa accusa fatta a me – dimentica che Naser Orić, comandante della 28a Legione Musulmana di stanza a Srebrenica ha abbandonato la città pochi giorni prima del fatidico 11 luglio 1995 con tutto il suo stato maggiore. La difesa di Srebrenica è stata lasciata ad ufficiali di grado inferiore spaventati ed impreparati. Orić vive felicemente a Tuzla o lì presso e non ha subito alcun giudizio per i circa 3500 civili serbi depredati e uccisi per suo ordine nei villaggi della regione dal 1992 al 1995.
L’autrice parla anche di fanatici ultrà serbi che sfilano per Srebrenica. E i gruppuscoli di violenti patrocinati dalla linea dura del SDA (Partito d’Azione Democratica di cui era presidente il defunto Aljia Izetbegović) come l’AIO (Aktivna Islamska Omladina - Gioventù Islamica Attiva)? E i wahabiti? E il sottogruppo dell’AIO chiamato Kvadrat formato da ragazzi orfani allenati alle tecniche d’assalto? 
Per ritornare a Srebrenica, sono convinta che, quando il vento della politica internazionale cambierà, avremo delle sorprese sulla storia di quel tragico avvenimento.
Nel maggio del 1996 fui io ad essere sorpresa. A Milići  gli americani della IFOR avevano arrestato dieci Musulmani armati, sospettati di aver trucidato tre Serbi. I dieci uomini erano stati consegnati alla polizia serba di Pale. Dato che non c’erano prove evidenti della loro colpevolezza vennero schedati e rilasciati. I dieci uomini risultarono appartenere a Laste, un gruppo di estremisti, e i nomi di otto di loro figuravano nella lista degli scomparsi di Srebrenica depositata dalla Croce Rossa Internazionale al Tribunale di Zvornik. Possiedo copia della documentazione.
Aggiungo che importanti uomini di governo come Haris Silajdžić e Hasan Muratović hanno dichiarato pubblicamente il loro proposito di trasformare la Bosnia-Erzegovina in uno stato islamico dalla Croazia alla Drina. Questo non contribuisce certo a tranquillizzare le altre due nazionalità presenti nel paese!
Come scrisse nel 1993 il giornalista francese Jacques Merlino Le verità jugoslave non sono tutte belle da raccontare e chi cerca di riportarle nel modo più oggettivo finisce per essere calunniato.

Con i miei migliori saluti.
Jean Toschi Marazzani Visconti
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giovedì, 20 novembre 2008

La Serbia non dimentica l'Operazione Tempesta

Giovedì 20 Novembre 2008 – 17:20 – Rinascita
La Serbia non dimentica l'Operazione Tempesta

La Serbia passa al contrattacco.
Dopo la pronuncia della Corte internazionale di giustizia de L’Aja che ha stabilito martedì scorso la competenza ad esaminare l’istanza della Croazia che ha accusato la Serbia di aver commesso un genocidio contro la sua popolazione durante la guerra scoppiata nel 1991, Belgrado ha deciso ieri di interpellare la stessa Corte per i crimini di Zagabria. La richiesta è finalizzata a ricostruire i fatti risalenti alla guerra in Croazia, negli anni compresi tra il 1991 ed il 1995. A renderlo noto è stato il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, dopo l’annuncio giunto da L’Aja.
Zagabria si era rivolta alla Corte internazionale già nel 1999. Secondo i croati, Belgrado avrebbe alimentato e sostenuto la rivolta serba seguita alla dichiarazione di indipendenza della Croazia dalla Jugoslavia. I serbi - che costituivano il 12 per cento circa della popolazione della repubblica, proclamarono uno Stato proprio, la “Repubblica serba di Krajina”. Secondo le autorità di Zagabria circa 20 mila persone morirono e 55 mila rimasero ferite nei tre anni di guerra culminati nella sconfitta dei serbi. “Purtroppo, la Croazia non ha risposto alla mano tesa ed ai nostri sforzi per lasciarci il passato dietro le spalle fatti dalla Serbia in numerose occasioni, in modo da poter guardare ad un futuro europeo”, ha dichiarato il ministro di Belgrado parlando all’emittente RTS. Zagabria, ha proseguito Jeremic, si è rifiutata di affrontare il fatto che 250 mila serbi sono stati cacciati dalle loro abitazioni in Croazia, ma dovrà farlo adesso davanti alla Corte de L’Aja.
“I funzionari croati - ha osservato il responsabile degli Esteri di Belgrado - per quanto ne sappiamo, chiedono che venga detta la verità. Siamo d’accordo, stabiliamo la verità ed affidiamo tutto ciò al tribunale della storia ed alla Corte di giustizia”. Per il ministro serbo infatti “il nostro comune futuro è un futuro europeo. Per il bene del futuro europeo dobbiamo muoverci in direzione di una riconciliazione. Credo che questa sia forse la strada migliore. Stabiliamo definitivamente la verità davanti alla corte di giustizia e davanti al tribunale della storia su quanto realmente è accaduto durante l’Operazione Tempesta”, l’offensiva finale lanciata dall’esercito croato per riconquistare la Krajina, nell’agosto del 1995. Jeremic ha aggiunto che la Serbia presenterà le cose in modo da consentire il riesame di tutti gli aspetti riguardanti la storia del Ventesimo secolo, inclusi i fatti relativi alla Seconda guerra mondiale.
La nascita della Repubblica di Krajna avvenne nel 1991, su un territorio di oltre diecimila chilometri quadrati comprendente le regioni croate della Lika, Kordun e Banija, abitato sin dal XV secolo da popolazioni serbo-ortodosse fuggite dai territori invasi dai turchi. Con l’operazione militare “Tempesta”, nel giro di 84 ore, l’area della Krajina tornò sotto il controllo dell’esercito di Zagabria, costando la vita a moltissimi civili serbi.
L’operazione delle milizie di Franjo Tudjman, si protrasse dalle 5 del mattino del 4 agosto 1995 alle ore 18 del 7 agosto, quando un esercito croato di 150.000 uomini invase ed occupò quel territorio, ripulendolo dell’intera popolazione che in interminabili colonne abbandonò i campi, le case, le greggi, ogni bene, perfino i pasti ancora caldi sulla tavola per raggiungere con auto, trattori ed altri mezzi la Bosnia e la Serbia. Le truppe croate mossero da Zagabria, Karlovac, Gospic, Spalato e da altre trenta città, occupando in un sol giorno 720 chilometri quadrati di territorio incontrando scarse resistenze. Nel frattempo le artiglierie e i carri armati lanciavano sulle teste dei serbi tonnellate di proiettili e granate, mentre dal cielo gli aerei Nato, decollati dalla portaerei Roosevelt di stanza nell’Adriatico, martellavano le popolazioni e nel contempo radio Zagabria diffondeva un ipocrita messaggio del croato Tudjman, che invitava i serbi a restare nelle loro case e a non temere per la loro incolumità.
Coloro che accolsero l’invito, invece, vennero trucidati senza pietà. I civili uccisi di nazionalità serba furono più di 2500, e centinaia di migliaia quelli cacciati dalle case e costretti a fuggire altrove.

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giovedì, 20 novembre 2008

Serbia: nominato un nuovo giudice per il processo Karadzic

 

L'Aja - Il giudice Patrick Robinson, che dovrà presenziare la Corte penale per i crimini dell'Ex Jugoslavia dell'Aja nel processo contro Radovan Karadzic, sarà sostituito dal giudice tedesco Christoph Flieger. Il nuovo giudice è stato nominato lunedì dalla Corte, ritenendo che la sua figura non rispondesse ai regolamenti del Tribunale, mentre non sono stati cambiati gli altri membri della Corte di primo grado quale il giudice britannico Iain Bonomy, e il giudice francese Michelle Picard. Il Giudice Bonomy attualmente presiede il processo di custodia cautelare nei confronti Karadzic, mentre la Corte di primo grado delibererà su questioni del caso di specie.


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Calpestata la carta dell'ONU, la NATO ha proclamato alla faccia del mondo e per il prossimo secolo una vecchia legge, quella della giungla: il più forte ha sempre ragione. Supera in violenza - cento volte di più - l'avversario che condanni, se la tua tecnologia lo permette. E' in questo modo ormai che veniamo esortati a vivere. Sotto gli occhi dell'umanità è avvenuta la distruzione di un magnifico paese europeo e i governi civili applaudono. Quando le persone, disperate, lasciano i rifugi antiaerei e formano catene umane, per salvare, al rischio della vita, i ponti sul Danubio, non è un comportamento degno delle grandi gesta dell'antichità? Purtroppo non vedo che cosa possa fermare Clinton, Blair e Solana dallo sterminarli fino all'ultimo, col fuoco e con l'acqua. Aleksandr Isaevič Solženicyn, sull'aggressione NATO alla Serbia del 1999


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